Metodologia per la valutazione degli indicatori
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L’idea di fondo del Progetto Misura PA è che gli addetti ai lavori si confrontino su propri indicatori condivisi nel Club, e pervengano ad indicatori possibilmente “universali”, comuni a più Enti e possibilmente a di diverse tipologie di servizi.
Come primo step, è necessario trovare una convergenza all’interno del Club sui criteri di identificazione di un buon indicatore, affinché quest’ultimo diventi uno standard di riferimento utilizzato da più Enti.
Il secondo step consiste nell’applicare questa metodologia a diversi servizi cercando di individuare i “migliori” indicatori.
Si presenta dunque questa prima bozza di strumento operativo che mostra e vuole aprire un confronto sulle caratteristiche da valutare per individuare gli indicatori condivisi per misurare un servizio.
Questo paper è uno spunto iniziale, da modificare e integrare a più mani…
Una sua prima applicazione può essere testata con il “Progetto 01 – Nidi d’infanzia”, ossia provando a valutare le caratteristiche degli indicatori proposti e esprimere un giudizio sulla metodologia.
Attendiamo vostre riflessioni, commenti e proposte di modifica
Per visualizzare le slide “Metodologia per la valutazione degli indicatori” seguire le indicazioni fornite nelle Linee guida in allegato
Sulla base delle slides del progetto relativo agli asili nido del Comune di Pisa penso di poter iniziare a proporre le seguenti considerazioni. Il progetto è molto completo e tale da garantire una buona scientificità delle elaborazioni dati. Tre sono gli aspetti da approfondire. Un servizio pubblico si deve fondare, oltre che su elementi economici, anche sulla legalità. E’ perciò necessario introdurre indicatori che valutino anche quest’aspetto. E’ inutile creare un servizio efficientissimo – per esempio accertamento delle violazioni al Codice della Strada – se poi il 90 % dei verbali viene annullato dagli organi giurisdizionali. Inoltre l’economia dell’ambiente, insieme alle scienze ambientali, da diversi anni stanno mettendo in luce quanto le attività umane possono influenzare in negativo gli ecosistemi naturali. Il consumo energetico eccessivo, l’uso della carta, la scarsa attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti etc. provocano danni spesso irreversibili. La proposta è allora: perché non introdurre un sistema di valutazione tale da iniziare a organizzare agenzie sociali – i servizi pubblici – rispettosi degli ecosistemi? In tal caso è utile introdurre a fianco ai tradizionali indicatori anche indicatori di segno negativo. Infine poiché un servizio pubblico deve essere soddisfacente per l’utenza, ma quest’aspetto non lo affronto perché già ampliamente valutato dalla riforma.
Un indice sintetico finale darà un risultato di efficienza, che mi piace chiamare adattiva, perché si tratta di un’efficienza rispettosa dell’ambiente sociale, economico, legale in seno a cui opera un servizio pubblico.
Dapprima è necessario scegliere un set di indicatori, espressi in percentuale, uguale per i vari servizi. Pochi, tipo 6 (tre positivi e tre negativi).
Per esempio:
1. Il grado di validità degli atti, calcolato come atti divenuti esecutivi / atti emessi. Per i servizi
pubblici, in cui il contenzioso è per natura basso (beni culturali etc.) si potrà analizzare il livello di
reclami e degli elogi, la positiva accoglienza di un certo progetto da parte della stampa. (capacità
normativa);
2. Cassa inizio esercizio / Cassa fine esercizio (capacità economica) Qui andrebbero inserite solo le voci di spesa
direttamente a disposizione del Dirigente;
3. Grado di benessere organizzativo (capacità organizzativa);
4. Customer Satisfaction (capacità di adattamento alla domanda esterna);
5. Quantità carta consumata / totale atti emessi (capacità di minimizzare l’impatto ambientale).
6. Fascicoli digitali / totale Fascicoli d’archivio (capacità di informatizzazione)
Se i punti da 1 a 4 si chiamano collettivamente capacità di gestione (cg), mentre i 5 e 6 rappresentano la
capacità ambientale (ca). Una volta ottenuti i valori percentuali, per ciascun punto bisogna calcolare
l’indice di efficienza adattiva dell’organizzazione (ɛ a)
La formula è messa in allegato.
La formula è messa in allegato.
CG = indici positivi;
CA = indici negativi;
n(ni) = numero di indici negativi (nel nostro esempio 3);
N = numero totale di indici (nel nostro caso 6).
Come si vede il risultato è un valore medio compreso tra 0 e 1, attraverso cui si potrà redigere una graduatoria.
La metodologia ricorda il calcolo di HDI di A. Sen e Mahbub ul Haq.
Previously Renzo Remotti wrote:
Sulla base delle slides del progetto relativo agli asili nido del Comune di Pisa penso di poter iniziare a proporre le seguenti considerazioni. Il progetto è molto completo e tale da garantire una buona scientificità delle elaborazioni dati. Tre sono gli aspetti da approfondire. Un servizio pubblico si deve fondare, oltre che su elementi economici, anche sulla legalità. E’ perciò necessario introdurre indicatori che valutino anche quest’aspetto. E’ inutile creare un servizio efficientissimo – per esempio accertamento delle violazioni al Codice della Strada – se poi il 90 % dei verbali viene annullato dagli organi giurisdizionali. Inoltre l’economia dell’ambiente, insieme alle scienze ambientali, da diversi anni stanno mettendo in luce quanto le attività umane possono influenzare in negativo gli ecosistemi naturali. Il consumo energetico eccessivo, l’uso della carta, la scarsa attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti etc. provocano danni spesso irreversibili. La proposta è allora: perché non introdurre un sistema di valutazione tale da iniziare a organizzare agenzie sociali – i servizi pubblici – rispettosi degli ecosistemi? In tal caso è utile introdurre a fianco ai tradizionali indicatori anche indicatori di segno negativo. Infine poiché un servizio pubblico deve essere soddisfacente per l’utenza, ma quest’aspetto non lo affronto perché già ampliamente valutato dalla riforma.
Un indice sintetico finale darà un risultato di efficienza, che mi piace chiamare adattiva, perché si tratta di un’efficienza rispettosa dell’ambiente sociale, economico, legale in seno a cui opera un servizio pubblico.
Dapprima è necessario scegliere un set di indicatori, espressi in percentuale, uguale per i vari servizi. Pochi, tipo 6 (tre positivi e tre negativi).
Per esempio:
1. Il grado di validità degli atti, calcolato come atti divenuti esecutivi / atti emessi. Per i servizi
pubblici, in cui il contenzioso è per natura basso (beni culturali etc.) si potrà analizzare il livello di
reclami e degli elogi, la positiva accoglienza di un certo progetto da parte della stampa. (capacità
normativa);
2. Cassa inizio esercizio / Cassa fine esercizio (capacità economica) Qui andrebbero inserite solo le voci di spesa
direttamente a disposizione del Dirigente;
3. Grado di benessere organizzativo (capacità organizzativa);
4. Customer Satisfaction (capacità di adattamento alla domanda esterna);
5. Quantità carta consumata / totale atti emessi (capacità di minimizzare l’impatto ambientale).
6. Fascicoli digitali / totale Fascicoli d’archivio (capacità di informatizzazione)
Se i punti da 1 a 4 si chiamano collettivamente capacità di gestione (cg), mentre i 5 e 6 rappresentano la
capacità ambientale (ca). Una volta ottenuti i valori percentuali, per ciascun punto bisogna calcolare
l’indice di efficienza adattiva dell’organizzazione (ɛ a)
La formula è messa in allegato.
La formula è messa in allegato.
CG = indici positivi;
CA = indici negativi;
n(ni) = numero di indici negativi (nel nostro esempio 3);
N = numero totale di indici (nel nostro caso 6).
Come si vede il risultato è un valore medio compreso tra 0 e 1, attraverso cui si potrà redigere una graduatoria.
La metodologia ricorda il calcolo di HDI di A. Sen e Mahbub ul Haq.
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La suggestione che propone è di grande interesse. Le problematiche relative alla costruzione di indici sintetici sono molteplici, sotto il profilo statistico e, più in generale, dal punto di vista euristico e vanno dalla composizione del paniere di indicatori, alla formula di calcolo, all'assegnazione di un valore positivo o negativo e così via.
Al di là delle difficoltà connesse alla elaborazione di un indice di impatto della pubblica amministrazione, è sicuramente da raccogliere l'invito a pensare per così dire "al plurale", e cioè agli impatti della PA (positivi e negativi) piuttosto che ad un generico impatto, sebbene questo sia un lavoro che ciascun ente deve fare rispetto alla propria specificità ed alle azioni messe in campo. L'importante è però capire qual è la domanda a cui l'indice dà risposta e cercare su questa una convergenza di metodo.
