Il Costo di cittadinanza in 14 città italiane
Risiedere in un territorio piuttosto che un altro ha dei costi diversi? La domanda è solo apparentemente banale. Sono numerose le classifiche ed i benchmark che di anno in anno ci dicono come abitare a Milano sia più costoso che a Roma e che Londra è probabilmente la città europea dove il costo della vita è più alto. Il punto nodale è: perché? Quali sono i fattori che incidono sul differenziale di costo rilevabile nei diversi contesti territoriali?
Un primo tentativo di analisi è offerto dal Rapporto sul costo di cittadinanza elaborato dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero dello Sviluppo Economico che parte da una ipotesi di grande interesse: quella che il costo di cittadinanza sia largamente correlato alla spesa per i servizi pubblici locali e quindi, in definitiva, all’assetto di regolazione e pricing che fa capo direttamente alle amministrazioni, nella fattispecie quelle locali.
Nel definire il “Costo di Cittadinanza” – si legge nel Rapporto - ci si è basati sulla semplice constatazione che le famiglie sono costrette a servirsi quasi esclusivamente da fornitori locali per numerosi servizi pubblici essenziali, come i trasporti locali, l’assistenza sanitaria di prossimità, l’asilo nido, la raccolta dei rifiuti e la fornitura di gas, acqua ed elettricità. Le stesse famiglie versano vari tributi, come l’ICI e le addizionali IRPEF stabilite dalle Regioni e dai diversi enti locali. I cittadini/consumatori sono dunque soggetti ad uscite monetarie, che dipendono solo in misura limitata dalla quantità e qualità dei beni e servizi acquistati e che, piuttosto, appaiono maggiormente ancorate e collegate al luogo di residenza.
Nella composizione del costo di cittadinanza - continua il Rapporto - intervengono diversi attori, sia istituzionali, sia di mercato che, nel loro complesso, concorrono a determinare quale sia l’impatto economico sulle famiglie connesso al fatto di essere residenti in un determinato territorio.
In sostanza, il costo di cittadinanza è legato alla territorialità del consumo e al fatto che per gran parte dei servizi pubblici scegliere altri fornitori è impossibile o troppo oneroso.
Sulla base di questa ipotesi il Rapporto analizza il costo di cittadinanza nelle 14 aree metropolitane che viene comparato a partire da un profilo di consumi – un paniere di spesa per servizi pubblici che vede: energia, trasporti, asili, spesa sanitaria e così via - identico per tutto il territorio nazionale, senza considerare cioè l’incidenza di una voce piuttosto che di un’altra dovuta a fattori culturali, sociali o demografici.
