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Persone

LensVittorio Severi, DG del Comune Cesena

Misurare in una prospettiva organizzativa ampia. Valutare per ricostruire il senso dell’agire amministrativo. Nell’esperienza e nell’approccio di Vittorio Severi, Direttore Generale del Comune di Cesena, il tema della misurazione è centrale nelle policy di governo del Comune.

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Esperienze

LensMisurazione come cultura organizzativa. Il Policlinico di Modena

Il Policlinico di Modena ha iniziato ad interrogarsi sulla misurazione come leva organizzativa oltre 15 anni fa. Oggi il sistema é ancora in evoluzione, in direzione di un ampliamento delle dimensioni misurate, ma anche di un maggior coinvolgimento delle strutture e degli operatori nel processo di misurazione e di valutazione dei risultati.

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Argomenti

Lens V@lutare le politiche sociali

V@luta è un modello di valutazione multistakeholder e multicriterio messo a punto dalla Provincia Autonoma di Trento per la valutazione di progetti e interventi di policy nel settore del welfare. V@luta coniuga la capacità informativa di metodiche qualitative, con la necessità di standardizzazione delle informazioni e dei dati

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Education at a glance 2009

— archiviato sotto:

Dall'OCSE la nuova edizione del rapporto Education at a glance che fa il punto sulle performance dei sistemi di istruzione nei paesi associati alla prestigiosa organizzazione internazionale. Un rapporto ponderoso (470 pagine) che inanella oltre cento indicatori sulla scuola, sull'organizzazione, sull'impatto e sugli outcome dell'istruzione.

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Rilasciato nelle scorse settimane il Rapporto OCSE Education at a glance 2009 che mette a confronto i sistemi di istruzione dei paesi occidentali sulla base di un complesso set di indicatori. L’indagine consente di mettere a fuoco le differenze nelle performance delle politiche per l’istruzione sia sotto il profilo del risultato, e cioè sui livelli di scolarizzazione, ma anche dal punto di vista dell’organizzazione dei sistemi scolastici e di istruzione superiore e delle risorse destinate a questo settore.

Il ponderoso set di indicatori è raggruppato in quattro macro aree:

  • Output del sistema scolastico e impatto sull’apprendimento (A)

In questa sezione troviamo i dati sui livelli di scolarizzazione della popolazione, ma anche i tassi di successo scolastico ai diversi livelli di istruzione (primaria, secondaria, universitaria), le performance degli studenti nelle materie scientifiche, così come interessanti correlazioni tra il livello di preparazione/istruzione e l’impatto in termini di partecipazione al mercato del lavoro o di “vantaggi” economici (livello salariale), oppure sugli outcome sociali dell’istruzione (ad esempio in termini di maggior benessere e livelli di salute).
Scorrendo le tavole scopriamo, ad esempio, che l’Italia è lontana dalle medie UE e OCSE rispetto percentuale di laureati sulla popolazione, e che abbiamo inoltre un tasso di insuccesso (studenti che non completano gli studi universitari) molto più alto rispetto ai nostri partner europei ed occidentali in genere.

  • Risorse umane e finanziarie dedicate all’istruzione (B)

Quanto si spende per ogni studente nei diversi paesi inseriti nel benchmark? Qual è la percentuale di PIL destinata all’istruzione? Sono questi gli interrogativi che trovano una risposta analitica nelle numerose tavole che compongono questa sezione, che indagano e mettono a confronto la spesa pubblica e privata per l’istruzione. Scopriamo così che mentre l’Italia spende un po’ più (spesa totale annuale per l’istruzione) della media OCSE per ogni studente del ciclo primario ed è sostanzialmente in linea con la media nella spesa pro-capite per studente della scuola secondaria, si colloca invece ben al di sotto  nella spesa per l’istruzione universitaria: la media OCSE è di circa 12.000 dollari come spesa complessiva pro-capite mentre l’Italia spende circa 8.000 dollari.

  • Accesso all’istruzione, partecipazione e progressione (C)

Gli indicatori della sezione C indagano i tassi di partecipazione al sistema scolastico, la mobilità internazionale, cioè quanti studenti vanno a studiare fuori dai confini nazionali e quali sono i paesi grandi attrattori in particolare sul fronte dell’istruzione universitaria, e – infine – se c’è una correlazione tra il livello di istruzione e una partecipazione al mondo del lavoro in linea con le aspettative.
Ad esempio, la tavola dedicata alla percentuale di disoccupati di lunga durata sui disoccupati nella fascia di età 25-34 anni in base al livello di istruzione, evidenzia una correlazione positiva tra il livello di istruzione e la possibilità di trovare una occupazione e, sebbene quasi dovunque l’istruzione universitaria premia da questo punto di vista, vi sono grandissime differenze nei diversi paesi. Mentre la media OCSE (dati 2007) vede una percentuale del 55% di disoccupazione di lunga durata tra i giovani con la sola istruzione primaria, del 50% tra i giovani con un titolo di istruzione secondaria e del 42% tra chi possiede una laurea, in Italia le percentuali sono più alte rispetto a tutti e tre i livelli di istruzione (rispettivamente: 66% istruzione primaria; 68% istruzione secondaria; 58% istruzione universitaria) con un sorprendente svantaggio per il livello di istruzione secondaria. I nostri vicini di casa spagnoli hanno tassi di disoccupazione più bassi rispetto a tutti e tre i livelli di istruzione (42% istruzione primaria; 35% istruzione secondaria; 39% istruzione universitaria), ma con un mercato del lavoro che premia più l’istruzione secondaria che non quella universitaria. L’Irlanda è invece un paese dove la laurea premia particolarmente dal momento che i tassi di disoccupazione di lunga durata tra i giovani 25-34 anni si attestano sul 69% tra chi non ha una istruzione secondaria, scendono al 43% tra chi ha un titolo di istruzione secondaria e al 33% tra i laureati.

  • L’ambiente scolastico e l’organizzazione delle scuole (D)

Quanto tempo passano a scuola gli studenti della scuola dell’obbligo? Qual è il rapporto studenti/insegnanti e quanto sono pagati gli insegnanti sono gli interrogativi a cui è dedicata la quarta sezione del rapporto e dei relativi indicatori.
Se i bambini potessero decidere dove nascere sulla base dei numeri di questa sezione, probabilmente sceglierebbero l’Estonia. Questo è il paese dove complessivamente, nella fascia di età compresa tra 7 e 14 anni, i bambini passano meno tempo a scuola, circa 5800 ore rispetto alla media OCSE di 6.862 ore o al primato italiano delle oltre 8.000 ore. Più di noi solo il Cile che sfiora le quasi 9.000 ore, trascorso però in classi parecchio affollate (in media 31 studenti per classe) contro una media OCSE di 21 bambini per classe nella scuola primaria. In Italia le classi della scuola primaria sono mediamente composte da 18/19 bambini.

Il Rapporto contiene numerosi altri indicatori che vale la pena scorrere con attenzione per capire sia come si posiziona il nostro sistema scolastico rispetto ai paesi OCSE, sia i punti critici che emergono dal confronto internazionale su cui intervenire in maniera mirata.

Per saperne di più consigliamo di consultare la sezione del sito dell’OCSE dedicata al tema dell’istruzione.

 

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